Con un ginocchio che fa le bizze e a un'età in cui bisogna fare attenzione a non strafare per non ridursi in pezzi, guardo con gioia alle prime nevicate, preludio alla stagione dello sci.
Questo era lo sport della mia generazione, per passione e, per essere onesti, in assenza di grandi alternative invernali. Oggi a ogni bambino, anche in una valle alpina come quella valdostana, si offrono scelte molto più vaste e talvolta quasi eccentriche.
Eppure la mia generazione non era così distante dal pionierismo dello sci. Senza tornare troppo indietro, a quando era ancora una sorta di bizzarria sulle Alpi, appannaggio delle truppe alpine, la pratica dello sci come sport alpino completo, come testimoniano alcune foto in bianco e nero della mia famiglia nella conca di Pila, si colloca fra gli anni Venti e Trenta, con la nascita degli ski club. Una svolta, anche propagandistica da parte del Fascismo, come si vede da certi cinegiornali dell'Istituto Luce, si ebbe nel 1933, quando si disputò la prima edizione del celebre Trofeo Mezzalama, la leggendaria maratona di sci alpinismo ad alta quota sul massiccio del Monte Rosa.
Negli stessi anni siamo all'anno zero degli impianti a fune nella mia Valle. Il punto di partenza storico è il 2 agosto 1936, quando a Breuil-Cervinia viene inaugurata la prima funivia, che collegò il paese (circa 2.020-2.050 metri) a Plan Maison (2.555 metri).
Con la fine del conflitto, la Valle d'Aosta comprese che la neve poteva diventare una risorsa fondamentale per il riscatto economico. Cominciarono a sorgere i primi alberghi strutturati e le prime società di impianti a fune nelle diverse vallate. Negli anni Cinquanta, con il cosiddetto «boom economico», lo sci smise di essere un lusso riservato a pochi aristocratici o ricchi industriali e si aprì progressivamente alla nuova borghesia urbana, in arrivo soprattutto da Torino e Milano. La montagna valdostana cambiò volto: nacquero nuove opportunità di lavoro legate alla ricettività alberghiera, alla ristorazione e alla manutenzione delle piste.
Per noi bambini lo sci era un momento di vita familiare e associativa. Nel mio paese, Verrès, a far sciare tutti pensava il CAI, e gli sci club resero popolare questo sport, che divenne poi lo svago più praticato anche in Valle.
A partire dagli anni Ottanta, per alcuni anni mi sono occupato di impianti a fune, anche a livello nazionale, affiancando questo impegno all'attività parlamentare. Niente business, per carità, ma un interesse nato dalla presidenza, a titolo di volontariato, di una piccola società a Brusson. Ho continuato a seguire lo sviluppo dello sci anche nella politica regionale, consapevole del ruolo degli impianti a fune nell'economia valdostana e convinto che non fossero solo sci, ma una porta d'ingresso per le alte quote. Ho visto nascere nei suoi primi passi la Skyway, la funivia che, sostituendo impianti ormai obsoleti, porta i turisti sul Monte Bianco.
Intanto, da sciatore di buon livello, ho continuato a sciare con attrezzi che facilitavano la passione, su piste ben diverse da quelle gibbose della mia infanzia. Oggi sparo gli ultimi colpi di questo sport che mi ha dato tanta gioia. I momenti più belli, forse, sono stati legati alle sciate giovanili con le compagne e i compagni di montagna ad Ayas e all'avvio allo sci dei miei figli.
Quello che nel frattempo è cambiato sono la neve e le nevicate, colpite dal cambiamento climatico, che ha fatto chiudere impianti a quote basse e ha spinto a sviluppare, anche ad altitudini impensate, l'innevamento programmato (che restituisce l'acqua che «congela» per le piste!). Oggi lo sci ha nemici che lo danno per morto in anticipo. Certo, tutto cambia con il rialzo delle temperature sulle Alpi, che ha subito un'accelerazione clamorosa, e questo impone un ripensamento per alcune stazioni, che devono trovare nuove vocazioni. È un processo giusto, che la Valle d'Aosta sta governando, mentre lo sci sale a quote più alte a beneficio di un'industria turistica che resta indispensabile per vaste zone della montagna. Un tema europeo, su cui per ovvie ragioni ci si confronta.
Intanto spero che anche in questa stagione mi sia concesso di provare l'ebbrezza della discesa, come faccio ormai da tanti anni, godendomi la vista incomparabile delle mie montagne.