Ci sono occasioni in cui si riprendono in mano vecchie questioni per elementi di casualità.
È il caso del fenomeno interessante dell’émigration valdôtaine, di cui mi sono ritrovato a parlare in occasione di un incontro chiamato Mosaico (frutto di un accordo fra Confindustria VdA e Fondation Chanoux), dedicato questa volta a Marcel Bich.
Oltreché da me è stato ricordato dal designer Arnaldo Tranti, che ha lavorato per la famiglia per molti anni, dopo la scomparsa del celebre fondatore di un’azienda rimasta a governance familiare che opera ormai in molti settori.
Bich era nato a Torino nel 1914, ma lo ascriviamo alla Valle d’Aosta per ovvie ragioni. Amava e conosceva la Valle ed è stato esempio eminente di imprenditore self-made man, anche se di origini nobiliari.
Era stato il suo avo, Emmanuel Bich, ad ottenere - dopo essere stato Sindaco di Aosta- il titolo di Barone da Carlo Alberto nel 1841 e sarà poi, anni dopo, per due volte deputato della Valle d’Aosta.
Questi Bich - si dice - sarebbero arrivati nel 1370 a Châtillon e Valtournenche, fuggendo da Siena, chiamandosi in italiano Bichi, perché perseguitati come ghibellini. Le Alpi note nei secoli come spazio di spazio di libertà!
Marcel, uomo elegante e colto, lo conobbi in una sola occasione: era nel 1991 - io ero deputato - e venne alla Fête des émigrés proprio a Châtillon.
Chiacchierai con lui e lo trovai amabile e gentile, ma non sfuggiva la tempra di ferro dell’industriale tenace. Ricordo in più che regalò alla Regione Valle d’Aosta il castello di Ussel.
Fu una sua grande intuizione, in una vicenda intricata, comprare il brevetto della penna penna biro dall’ungherese-argentino László…Bíró. Capì come migliorare la penna e la chiamò Bic (tolse l’ha, perché la parola pronunciata con la h, che in inglese e francese evocava - se pronunciata - un uso non piacevole), efficientandola tecnicamente e con una produzione che rese la sua creatura il prodotto economico su scala mondiale che gli assicurò soldi a palate. Seguirono prodotti come l’accendino, il rasoio uso e getta e altri prodotti glamour. Persino vigne con un ottimo Saint-Emilion.
Molto altro si potrebbe scrivere.
Importante, però, è ricordare - come ho fatto nella citata occasione pubblica - il fenomeno dell’emigrazione con punte fra il XIX e XX secolo alla ricerca della fortuna, specie in Francia e in Svizzera, ma anche nelle Americhe.
Già esisteva una emigrazione stagionale (spazzacamini, boscaiolo, inservienti negli alberghi, commercianti di area walser, sabotiers di Ayas), cui si aggiunsero masse di persone che scelsero di spostarsi altrove (spesso per sempre) per ragioni economiche, sociali e anche politiche altrove, mantenendo legami associativi e nostalgia del loro Pays d’Aoste.
Dalle cronache spuntano storie avvincenti, come il ciclista Maurice Garin vincitore per due volte della Parigi-Roubaix e del primo Tour de France, uno dei più grandi falsari della storia - famoso specie in Svizzera - Joseph Samuel Farinet, il pioniere della psichiatria in Francia, Laurent Cerise. E ancora il Generale napoleonico e Barone dell’Impero Guillaume-Michel Cerise, pierre Joseph Bochet (fondatore dell’Union Valdôtaine di Londra) maître d’hotel morto nell’ affondamento del Titanic, Philippe-Joseph Brocard restauratore a Parigi diventato artista orientalista con i suoi smalti sui vetri. In politica, in Francia, il deputato Parfait Jans e l’altro comunista assai noto per l’impegno nel settore carbonifero, Georges Valbon. Spicca la grazia e l’intelligenza dell’attrice Denise Grey, la nonna nel film “Il tempo delle mele”.
Una curiosità: esiste in Georgia una grande città che si chiama Valdosta. Pare che sia stato un Governatore, George Troup, che aveva una piantagione che chiamò “Valle d’Aosta” in onore - chissà perché - del Duca di Aosta. Il nome passò dal ranch alla città.
Potrei continuare a lungo con la porzione del cimitero di Manhattan dove ci sono le tombe dei valdostani o le storie dei minatori e degli allevatori di bestiame in Colorado, così come i tanti valdostani in Argentina o in Canada (si produce una fontina tarocca in un monastero: c’entrerà un valdostano?).
Oggi tocca affrontare la vasta emigrazione di tanti giovani: una fuga di cervelli che bisogna in qualche modo adoperare. O con misure che consentano di rientrare in Valle d’Aosta o con una rete, resa facile dal Web, che canali idee e energie in favore del loro luogo di nascita.