Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e analizzare il nostro traffico. Si prega di decidere se si è disposti ad accettare i cookie dal nostro sito Web.
01 ott 2026

Se la Costituzione non basta più

di Luciano Caveri

Non occorre redigere un trattato di diritto costituzionale sulla genesi e sull’importanza dei testi fondativi per comprenderne l'essenza. Per riassumere l'origine delle Carte costituzionali: si trattava di consentire che, con regole scritte, si fissassero certi diritti e doveri dei cittadini e l’organizzazione del potere. La conseguenza diretta doveva essere il superamento delle ingiustizie, la garanzia di maggiori libertà e la drastica riduzione del potere discrezionale dei vertici.

Il paradosso drammatico a cui assistiamo oggi è che proprio questo dispositivo, concepito storicamente come un'armatura contro l'assolutismo, rischia di sgretolarsi di fronte all'imprevedibilità e alle intemperanze della politica contemporanea.

Tutti noi, cultori della materia e consci dell’importanza di queste norme regolatrici, siamo oggi attoniti al capezzale della Costituzione americana, osservando con quale facilità le prassi e i pesi istituzionali possano essere messi a dura prova. Sorge spontaneo chiedersi come sia possibile che non figurino meccanismi reali di difesa nella Carta quando chi siede alla Casa Bianca, Donald Trump la Vendetta (essendo il suo secondo mandato), dimostra evidenti squilibri che lo rendono un pericolo per la vecchia democrazia a stelle e strisce. Questo cortocircuito fra norme e realtà tocca il cuore del pensiero politico moderno.

Già Alexis de Tocqueville, nella sua fondamentale indagine La democrazia in America, osservava con acume come la stabilità delle istituzioni d'oltreoceano si reggesse non soltanto sulla rigidità delle leggi scritte, ma su un delicato equilibrio di costume e senso del limite. Quando la provocazione e il trascinamento individuale rompono questo patto implicito, il testo costituzionale rivela la sua intrinseca vulnerabilità.

Il paradosso si fa ancora più evidente nelle analisi dei politologi contemporanei Steven Levitsky e Daniel Ziblatt. Nel loro saggio Come muoiono le democrazie, i due studiosi spiegano che la risposta alla domanda "com'è possibile che non vi siano difese?" risiede in un'illusione d'ottica: abbiamo creduto che la Costituzione fosse una macchina autoregolante. I Padri Fondatori avevano progettato i contrappesi (checks and balances) ipotizzando che le istituzioni fossero colmate da attori razionali e guidati dal rispetto per il sistema. Ma quando la leadership decide di ignorare la misura e le convenzioni non scritte di autocontrollo, le regole formali si scoprono spuntate e prive di efficacia e spunta l’inatteso, l’oltre le righe, la sfrontatezza.

Questa fragilità delle democrazie contemporanee riporta la memoria a una grande occasione perduta più vicina a noi: il fallimento della Convenzione che, nei primi anni Duemila, avrebbe dovuto redigere la Costituzione europea. Un passaggio storico a cui ho avuto la possibilità di assistere in prima fila, constatandone il fallimento.Se quel percorso fosse arrivato a compimento, oggi l'Unione disporrebbe di un’architettura istituzionale capace di offrire ben altra protezione e copertura se personaggi squilibrati o autocratici dovessero insediarsi alla guida di singoli Stati membri.

Purtroppo, gli improvvidi "No" emersi dai referendum in Francia e nei Paesi Bassi nel 2005 arrestarono quel disegno unitario. I contenuti elaborati dalla Convenzione vennero così parzialmente riversati nei successivi Trattati comunitari. Si tratta, tuttavia, di un'impalcatura ben diversa dalle garanzie che avrebbe potuto offrire una vera Carta costituzionale formale con un testo che, nelle intenzioni, avrebbe potuto essere articolato e dinamico, superando i limiti di certe vecchie carte nazionali (come la Costituzione italiana vigente) che oggi stentano a mantenersi davvero contemporanee di fronte ai mutamenti sociali e politici sempre più rapidi.

La crisi istituzionale d'Oltreoceano e la storia recente del nostro Vecchio Continente ci consegnano così un'amara lezione comune: le Costituzioni (compresi in scala gli Statuti regionali) possono limitare il potere finché chi lo detiene ne rispetta lo spirito. Quando questo rispetto viene meno, l'assenza di regole sovraordinate o di testi al passo con i tempi lascia le democrazie drammaticamente esposte all'imprevedibile. Compreso l’agire a parole e atti del Matto di Turno, del Dittatore in pectore e pure dell’Imbranato sfasciacarrozze.