Riconoscere le radici biologiche di molti comportamenti umani ci ricorda la nostra appartenenza alla Natura, pur all'interno di un percorso evolutivo che ha sviluppato nell'uomo forme uniche di cultura e linguaggio.
Lo premetto citando un personaggio importante: Ivan Pavlov, fisiologo russo, premio Nobel nel 1904. A lui si deve lo studio sul riflesso condizionato: nei suoi esperimenti, un cane imparava ad associare un suono neutro (un campanello) alla presenza di cibo, finché non iniziava a salivare al solo suono, senza che il cibo fosse effettivamente presente. Il punto chiave è che si tratta di una risposta automatica, appresa, che scatta senza un vero processo di valutazione cosciente dello stimolo.
Quando si parla di “riflesso pavloviano” in politica, si intende esattamente questo: una reazione automatica e prevedibile, priva di reale analisi nel merito della proposta. L’espressione viene usata tipicamente per criticare posizioni specifiche e un comportamento più generale, sempre con un intento caustico, che viene graduato a seconda delle circostanze. Può essere una opposizione che vota contro qualsiasi provvedimento indipendentemente dal contenuto, solo perché proviene dalla maggioranza avversaria.
Ma può valere anche il contrario: una maggioranza che approva tutto ciò che propone il proprio governo senza discussione critica e dice di no a ragionevoli proposte della minoranza. Più in generale, qualsiasi reazione tribale/identitaria che sostituisce il giudizio nel merito e non sceglie mai la strada della mediazione in una logica che ricorda un motto dei gesuiti Perinde ac cadaver (tradotta come "obbedire come un corpo morto"), che indica l'estrema e totale dedizione all'obbedienza e alla missione richiesta da Sant'Ignazio.
Torno sul ”riflesso pavloviano”: è un’accusa retorica piuttosto pungente, perché insinua che l’interlocutore non stia ragionando ma solo “reagendo” come un animale condizionato In questa opposizione “per principio” spiccano i movimenti ambientalisti. Caso straordinario di scuola e lo si vede bene dove governano in Italia: si oppongono sia a infrastrutture fossili sia a impianti eolici, solari, o linee elettriche necessarie alla transizione energetica stessa da loro invocata a gran voce in evidente contraddizione.
Si segnalano modalità come il NYMBY esteso significa Not In My Back Yard (o Not In My Backyard), che in italiano si traduce letteralmente come “Non nel mio cortile” o “Non nel mio giardino”. È un acronimo inglese usato per descrivere l’atteggiamento di chi si oppone alla realizzazione di un’opera (discarica, centrale, infrastruttura, impianto industriale, ecc.) nella propria zona di residenza, pur riconoscendo spesso che quell’opera possa essere utile o necessaria… ma preferibilmente altrove. Cui si aggiunge il più ruvido BANANA, acronimo anch’esso inglese che sta per Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything. È la versione estremizzata della sindrome NIMBY, perché il BANANA va oltre e sostiene: «Non costruire assolutamente niente, in nessun posto, vicino a niente (o a nessuno)». In pratica indica un atteggiamento di opposizione totale e ideologica a qualsiasi opera o infrastruttura, indipendentemente da dove venga realizzata.
Entrambi i casi sfruttano la cosiddetta asimmetria nella valutazione del rischio: la tendenza a enfatizzare i rischi di ogni nuovo progetto (anche a basso impatto) mentre si minimizzano i costi ambientali dell’inazione o dello status quo.Vi è poi la via giudiziaria come arma sistematica: ricorsi e opposizioni legali usati non per correggere singoli progetti ma come strumento di blocco generale, indipendentemente dal merito tecnico.
Naturalmente ciò significa un proliferare di comitati e comitati i che come rami sempre dello stesso albero si diffondono in logiche oppositrici che nel peggiore dei casi (come per la celebre TAV) diventano terreno di scontro violento. L’abilità sta nello sfornare forme le più varie di protesta: petizioni, marce, sit-in, blocchi, scioperi della fame, proteste digitali, esposti, denunce, saturazione di atti ispettivi nelle assemblee elettive.
Sempre utile rifletterci, perché alla fine sono più facili che fare politica alla ricerca di punti di equilibrio.