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24 giu 2026

Canicola: una parola antica per un problema evidente

di Luciano Caveri

Caldo fa caldo. Sarebbe inutile dire di più!

Viene in mente una frase scritta ad un amico da Cesare Pavese: ”L’estate mi ammazza. Io non concludo più nulla. Sono morto, morto”.

La parola più pronunciata dai telegiornali è ”canicola”. Scrivo sul terrazzo di casa nelle prime ore del mattino con un venticello speranzoso, ma le previsioni annunciano una delle giornate più afose. Guardando le mie montagne più alte noto ancora qualche lingua di neve, che resiste coraggiosamente.

Ma torniamo alla canicola, parola che spaventa, ma che in realtà nasconde una storia affascinante, che unisce la lingua latina all'astronomia antica. Il termine significa - l’assonanza con una parola nota non tradisce - "piccola cagna".

Infatti canicola è il diminutivo del latino canis (cane). Tocca ingegnarsi per capire come questo nomignolo si associ ormai al grande caldo estivo. Tocca guardare il cielo antico (quello esplorato dal mio amico Guido Cossard) e, in particolare, la costellazione del Cane Maggiore (Canis Maior).

Lassù campeggia la luminosissima Sirio. Gli antichi romani chiamavano questa stella proprio Canicula (la cagnolina), mentre i greci la conoscevano come Seírios (Σείριος), che significa "splendente" o "ardente".

Leggo e trascrivo - senza darmi arie da dotto - che nel periodo compreso tra il 24 luglio e il 26 agosto (date che cambiano nel tempo) si verificava la cosiddetta levata eliaca di Sirio: la stella tornava a essere visibile a Oriente all'alba, sorgendo e tramontando quasi in contemporanea con il Sole.

Gli antichi - che guardavano il cielo notturno molto più di noi, che fossero astronomi o astrologi — ritenevano che l'incredibile luminosità di Sirio, unendosi al calore del Sole, generasse un surplus di energia termica. In sostanza, si pensava che la "piccola cagna" aggiungesse il proprio fuoco a quello solare, provocando le temperature torride tipiche di quelle settimane di ”dies caniculares”.

Giorni caldissimi che, per la natura e il corpo umano, erano considerati un periodo nefasto e pericoloso. Si credeva che il combinato disposto di Sole e Sirio facesse impazzire i cani (che non c’entra con l’origine della parola!) inaridisse i raccolti, facesse fermentare i vini e indebolisse il corpo umano, esponendolo a febbri e malattie.

Oggi sappiamo che il picco del calore estivo dipende esclusivamente dall'inclinazione dell'asse terrestre e dall'inerzia termica dell'atmosfera e degli oceani, e che Sirio — distante più di 8 anni luce — non ha alcuna influenza sul nostro termometro. Eppure, la lingua conserva intatta la memoria di quando mito e stelle alimentino la nascita di espressioni suggestive.

Questo fatto mi ha fatto pensare al cambiamento climatico che ormai avvertiamo sulla nostra pelle in un modo impensabile per l’accelerazione persino superiore alle previsioni. Tuttavia risulta evidente di come spesso si parli di siccità, incendi o danni agli ecosistemi, ma meno degli effetti diretti sul corpo umano. Se non con certe ritualità attraverso ammonimenti banali da telegiornale, rivolte in particolare agli anziani..

Il caldo estremo altera la termoregolazione, mette sotto stress cuore, reni e cervello, e può aggravare patologie preesistenti, con un aumento significativo di mortalità e danni permanenti. Potrebbe seguire un elenco allarmistico di conseguenze, per altro in verità in parte sottostimate.

Ci si deve abituare a questo gran caldo e alle conseguenze nefaste dell’aumento delle temperature. L’umanità ha dimostrato, nella sua evoluzione sorprendente, capacità di adattamento, ma il ritmo rapido del riscaldamento (causato principalmente dalle emissioni umane) sta spingendo molti sistemi oltre i limiti di adattamento, soprattutto per i più vulnerabili. È bene esserne consapevoli. Il caldo da record non è solo un fastidio estivo: è un fattore di rischio sanitario concreto.