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26 apr 2026

Corrado Gex: un’eredità che vola ancora

di Luciano Caveri

Corrado Gex lo ricordo. Dovevo avere cinque o sei anni e ho negli occhi lui, sul suo aereo, che mi stava facendo il battesimo dell’aria nel cielo di Aosta.

C'erano anche mio papà e mia mamma, che lo conoscevano bene. Ho perso quel certificato con la sua firma, che testimoniava quella mia prima esperienza per aria con una paura boia, cui corrispondevano il buonumore e le risate di Gex per quel bambinello che urlava e se la faceva sotto mentre l’aereo in salita oscillava nel vuoto.

Poi ricordo quella notte - sarà stato due anni dopo - in cui suonò il telefono di casa e mi svegliò. Andai in pigiama nella camera dei miei. Era mio zio Séverin, Presidente della Regione, che avvertiva suo fratello Sandro, mio papà, della tragedia di Ceva.

Quel 25 aprile del 1966, Gex stava pilotando un Pilatus PC-6 Porter, che era partito da Castellet nei pressi di Tolone (Francia) con a bordo una delegazione valdostana che si era recata in Costa Azzurra per una cerimonia di gemellaggio tra l'aeroporto francese e quello di Aosta.

Sulla via del ritorno verso la sua Valle, Gex decise di atterrare all'aeroporto di Albenga per fare rifornimento e, soprattutto, per attendere un miglioramento delle condizioni meteo, che erano pessime su tutto il Nord-Ovest.

Nonostante i bollettini sconsigliassero il volo, Gex decise di ripartire per rientrare. Poco dopo il decollo da Albenga, l'aereo si schiantò a Castelnuovo di Ceva. La zona in provincia di Cuneo era avvolta da una fitta nebbia e martoriata dal maltempo e il velivolo volava a bassa quota con volo a vista. La visibilità era dunque estremamente ridotta. Probabilmente a causa del disorientamento spaziale dovuto al grigiore, l'aereo si schiantò contro il fianco della collina di Bric dei Gatti, nel comune di Ceva. Oltre a Corrado Gex, che era ai comandi, morirono altre sette persone, collaboratori e amici, che viaggiavano con lui.

L'inchiesta ufficiale - che spero sia stata accurata, essendo oltretutto Gex allora deputato in carica - attribuì l'incidente ad una combinazione di avverse condizioni meteorologiche e errore umano. Tuttavia, negli anni successivi, la morte di Gex è stata spesso oggetto di retroscena e di varie ”teorie del complotto" su cui io non ho mai avuto elementi che le dimostrassero.

Anche se, con onestà, mi ricordo del Canonico Donato Nouchy, grande amico dello scomparso, che mi raccontò che Gex gli disse di un'avaria capitata poco tempo prima al suo aereo, mentre volava nella zona del Grand Combin. Esperto pilota, a motore spento, era riuscito ad atterrare lo stesso, ma aveva segnalato a Nouchy che si poteva essere trattato di una manomissione del motore. Gli disse che, in caso di un suo incidente, avrebbe dovuto nutrire dei sospetti.

I timori riguardavano, secondo Nouchy, singole personalità - di cui non mi fece nome - ex partigiani comunisti che volevano punire Gex per il suo spostamento a destra. Non ho mai francamente dato credito a questa tesi, perché, nonostante i dubbi sollevati (comprese ricostruzioni fantasiose, se non offensive), nessuna prova concreta ha mai smentito la tesi dell'incidente fortuito dovuto al maltempo.

Ora un’inchiesta della Procura di Cuneo, con una perizia affidata appositamente, metterà una parola fine - con la necessaria chiarezza - all’evento di 60 anni fa.

La morte di Gex a soli 34 anni troncò una carriera politica che molti vedevano proiettata verso i vertici nazionali e con prospettive rosee nella politica valdostana. Dedicato alla sua memoria, resta il simbolo tangibile del suo impegno per collegare le montagne al resto del mondo. La sua intuizione di usare i piccoli aerei per atterrare sui ghiacciai ha rivoluzionato il concetto di soccorso in montagna in Italia. Venne anche votata post mortem una sua legge, nota come “legge Gex” sulle aviosuperfici.

La tragedia colpì così duramente la comunità valdostana che ancora oggi, a distanza di decenni, si mantiene un ricordo di Gex vivissimo, celebrato ogni anno in memoriam di un politico moderno e dinamico che ha cercato di "dare le ali" alla sua terra.

Mi sento di dire che fu un giovane leone. Se tanti esponenti unionisti nel secondo dopoguerra erano ancora personalità di fine Ottocento o di inizio Novecento, Gex incarnò la generazione degli anni Trenta e dunque pienamente partecipe del clima di energia e di speranze della Valle d’Aosta Regione autonoma.

Il suo piglio giovanile, la sua simpatia, la profonda cultura ancorata alle radici della Valle si sposava a un lato letterario, ad un piglio audace dell’homo novus che prendeva la vita di petto.

Come una stella nel firmamento della politica valdostana, solcava con il suo aereo le nostre cime, raccogliendo consensi elettorali e incarnando in pieno quel soffio vitale di chi voleva una Valle oscillante fra Tradition et Renouveau.

Intere generazioni, dopo la sua scomparsa, si sono abbeverate ai suoi scritti e hanno rimpianto quella scomparsa così repentina.

Ma il suo ricordo è indelebile: Corrado ha raggiunto il Pantheon dei valdostani illustri, modello per tutti i giovani che vogliono lottare per l’Autonomia e per il Federalismo.