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04 mar 2026

La comunanza degli opposti estremismi

di Luciano Caveri

Soffro non poco a seguire certe polemiche italiane fra le ali estreme dello scacchiere politico.

Ci vorrebbe davvero il marziano di Ennio Flaiano, personaggio che risale al 1954. Apparve in uno dei testi più noti e taglienti di Flaiano, un piccolo capolavoro di satira sociale e di costume. Si racconta di questo extraterrestre, Kunt, atterrato con il suo disco volante a Roma. All'inizio l'arrivo ciò crea un'enorme euforia collettiva, poi tutto passa e diventa "uno qualunque".
Alla fine riparte, deluso e amareggiato, lasciando i romani esattamente come li aveva trovati.

Un marziano di oggi constaterebbe, prima di venire a noia lui e andarsene sua sponte, come la politica italiana sia ormai vittima degli estremisti e non siamo i soli. Guardiamo agli Stati Uniti, dove troneggia Trump, una specie di Caligola dei tempi moderni.

Pensiamo alla Francia dove si contendono la scena a destra la Le Pen (azzoppata da una condanna che le pregiudicano la candidatura alle presidenziali) e a sinistra Mélenchon che sta bene anche lui nei panni di un Re pazzo.

Leggevo a questo proposito un lungo editoriale su Le Point, che diventa alla fine un inno all moderazione.

Scrive Peggy Sastre: "Per l'estrema sinistra, è necessaria la minaccia di un fascismo strisciante per giustificare il proprio settarismo; all'estrema destra, ci si deve raccontare storie di caos multiculturalista per legittimare la propria brutalità. Ciascuno brandisce l'altro come prova vivente che la moderazione è un tradimento, e tutti si squadrano come quei pugili che si insultano prima del combattimento ma sanno, in fondo, che senza avversario non c'è spettacolo”.

E aggiunge: ”L'odio simmetrico tra estrema sinistra ed estrema destra non esprime tanto una divergenza di idee, quanto una comunanza di struttura mentale con un medesimo gusto per l'assoluto, una medesima sete di purezza — il tutto perfettamente inadatto alla complessità, al caos (quello vero) del reale. Il dubbio, la sfumatura, l'esitazione, il disagio del compromesso non sono debolezze o ripieghi, ma una forza e un vantaggio, se si ha la minima ambizione di non lasciare che il disaccordo muti in guerra santa".

Nulla di nuovo, in fondo, anche se scriverlo non è mai semplice perché gli estremisti sono reattivi e feroci.

Come non pensare alle riflessioni di Albert Camus e Hannah Arendt, che in libri degli anni Cinquanta offrono critiche argomentate sugli estremismi ideologici opposti (di destra e di sinistra, o totalitari), considerandoli non solo simmetricamente pericolosi, ma spesso strutturalmente simili nel loro esito: la negazione della libertà umana, il ricorso alla violenza sistematica e la distruzione del pluralismo.

Camus rifiutava radicalmente ogni ideologia che giustifichi l'omicidio o la violenza in nome di un fine assoluto (storico, metafisico o utopico).

Per questo risultava netto nella condanna del totalitarismo comunista (soprattutto, vista l’epoca, quello stalinista), che vede come una perversione della rivolta: la rivoluzione marxista-leninista, partendo da un'aspirazione legittima alla giustizia, sfocia in un "imperialismo della giustizia" che sacrifica l'uomo reale alla "necessità storica".

Allo stesso tempo, Camus condannava simmetricamente il totalitarismo nazista e fascista: entrambi gli estremi (il nichilismo reazionario di destra e il messianismo rivoluzionario di sinistra) finiscono nella critica anti-totalitaria in senso ampio. La vera rivolta per Camus deve essere moderata dal senso del limite. Camus fu accusato di "moderazione borghese", ma lui vedeva negli estremi opposti lo stesso fanatismo che porta al terrore.

Anche per Hannah Arendt nazismo e fascismo risultavano come fenomeni totalitari gemelli per una logica analoga di un sistema che mira al dominio totale e ideologico sulla realtà umana Entrambi gli autori - con grande modernità - rifiutano l'idea che un estremo "cancelli" l'altro: al contrario, si rafforzano a vicenda in un ciclo di violenza.

Per questo la polarizzazione in politica è pericolosa.