”Si dovrebbero fare grandi cose, non promettere grandi cose”.
Questa citazione è tradizionalmente attribuita a Pitagora, il celebre filosofo e matematico greco vissuto nel VI secolo a.C. Quello - retaggio scolastico - del teorema di Pitagora, uno dei più utili della matematica: serve per calcolare distanze, altezze, lunghezze, architettura, videogiochi, GPS, Wi-Fi e mille altre cose quotidiane! Compresi i molti calcoli sulle prove forensi del delitto di Garlasco.
In greco la massima suona più o meno così: «Μὴ μεγαληγόρει, ἀλλὰ μεγάλα ποίει» (Non parlare in modo magniloquente, ma agisci in modo grande).
I seguaci di Pitagora vivevano in una comunità estremamente disciplinata, quasi monastica, dove il silenzio e l'azione erano considerati superiori alla vana retorica. Tenete a mente l’aggettivo "vana”.
Così ai nuovi discepoli (chiamati acusmatici) veniva imposto il silenzio assoluto per i primi cinque anni per imparare ad ascoltare e a riflettere prima di parlare. Un esercizio che immagino complesso e, pur tuttavia, foriero di una formazione solida per il futuro .
In un mondo greco in cui la politica e la sofistica (l'arte del saper parlare) imperavano, Pitagora insegnava come la vera virtù risiedesse nella concretezza e nel miglioramento di sé, non nella propaganda personale o nel vaniloquio ampolloso.
Così per il filosofo era evidente come l'armonia dell'universo (espressa dai numeri) dovesse riflettersi nel comportamento umano e questo si incrociava con i propri comportamenti. Semplificando: se prometti e non mantieni, allora rompi l'armonia tra la quel che dici e la realtà che segue.
Mi permetto di chiarire - perché lo sostengo da sempre - la retorica e cioè l’antica ”arte della parola” (τέχνη ῥητορική) rappresenta e resta una delle conquiste più potenti e durature della civiltà occidentale. Non è certo solo ”parlare bene” (semplificazione che mi imbestialisce quando mi capita di parlare in pubblico), ma è lo strumento con cui l'essere umano ha imparato a trasformare la parola in in forza e metodo capaci di muovere menti, emozioni e azioni collettive. Posso dire che resta uno degli elementi che ci distingue dagli animali?
Con Aristotele: ”La facoltà di scoprire, in ogni argomento, ciò che è idoneo a persuadere”. Una specie di ingegneria della comunicazione verbale.
Come tutti gli strumenti frutto dell’intelligenza umana è una conquista importante (democratica), che diventa pericolosa nelle mani sbagliate (dittatura).
In un'epoca di distrazione di massa, di parole sempre più ridotte nell’uso quotidiano, di comunicazione istantanea e povera, riscoprire la retorica non è nostalgia, ma una ricchezza che andrebbe insegnata nella scuola italiana, come avviene in certe formazioni nella scuola anglosassone e in quella francese con vere proprie tenzoni.
Per concludere e tornare a l’aggettivo ”vana” usato qualche riga fa, Pitagora non era “contro la retorica” come arte in sé (anzi, i pitagorici la praticavano in forme controllate e “terapeutiche”), ma contrastava fortemente la retorica vuota, illusoria e non fattiva, demagogica e non concreta, dunque senza oggettività ed etica come garanzia di sincerità per passare dalle parole ai fatti.